Paura, eh?

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Sirsasana, variante: dalla posizione in quadrupedia, appoggia a terra le braccia e prendi la distanza tra gomito e mani. Intreccia le dita tranne i mignoli che rimarranno affiancati. Appoggia la testa a terra, nello spazio tra le mani e cammina in avanti portando il peso oltre il baricentro. Solleva le gambe, attua una leggera retroversione del bacino e non dimenticarti di respirare! Sirsasana equilibria tutti i chakra in particolare il settimo Sahsrara; può essere praticata sempre, in qualsiasi stagione, se siamo alle prime armi, facciamo attenzione ai giorni di luna piena in cui il corpo tende un po’ a esagerare. Benefici: migliora la digestione, l’eliminazione, cura mal di testa e raffreddore, rinforza le braccia, le soalle, il collo e i muscoli del tronco. Migliora la circolazione, limita il decadimento organico. È molto utile per la salute della prostata, dell’utero, soprattutto in caso di prolasso, e dei reni. Da evitare: in caso di gravidanza, mestrauzioni, ernia iatale e reflusso, con problemi alle spalle, al collo e alla colonna in generale. Da evitare in caso di problemi agli occhi, alle orecchie, al naso e alla bocca. Ipertensione o ipotensione grave. Per i principianti: lascia le gambe a terra ma prova a portare il peso del corpo oltre il tuo baricentro. Oppure, solleva le gambe piegate, una alla volta. Le prime volte vi è la fortissima tentazione di eseguirla di fronte al muro, ma lo sconsiglio: il muro non toglie la paura.

La paura fa bene. Ci tiene all’erta, ci consente di rimanere con gli occhi aperti e di osservare con attenzione quello che succede attorno. La paura ci mantiene nella presenza. A patto di non esagerare. Perché farsi soverchiare dalla paura è più nocivo che non avere paura: quando l’attenzione diventa turbamento, smarrimento, insicurezza, la paura diventa ansia e l’ansia è la spirale più pericolosa nella quale entrare. O almeno fra le più pericolose.

La paura fa bene, ma a piccole dosi. Porre attenzione a qualcosa o qualcuno per non arrecarne danno è praticare Ahimsa. Senza saperlo stiamo attuando la non-violenza, il primo Yama (il primo degli otto passi del Raja Yoga o Yoga Reale, passi adottati anche dell’ashtanga yoga chiamato – proprio – yoga degli otto passi). La non-violenza nasce in realtà dall’assenza di paura. Come si faceva alle lezioni di analisi, per capire meglio questo assioma pensiamo ai casi contrari. La violenza trova la sua genesi nella paura, che a sua volta nasce dall’insicurezza.

Sirsasana, la posizione sulla testa della foto in alto, è l’asana emblema della paura. Per stare su non serve (troppo) il corpo, serve (soprattutto) la testa. Che, guarda caso, è appoggiata a terra.

Le asana devono essere comode, stabili e confortevoli e pensare che ciò possa avvenire durante una posizione a testa in giù sembra una contraddizione. Eppure, quando impariamo a eseguire una posizione a testa in giù la sensazione di confort non è così estranea. E i benefici sono tantissimi: il cambio di polarità migliora la circolazione sanguigna favorendo il ritorno venoso al cuore, inoltre, vengono tonificati tutti gli organi interni.

La paura serve per preparare il nostro corpo a mettersi a testa in giù, con il cuore sopra la testa, perché è proprio grazie a essa che comprendiamo i nostri limiti. Ed è proprio quando cominciamo ad abbandonarla che, come per magia, le gambe si elevano e rimangono su. Da sole e con un po’ di retroversione interna del bacino.

Chiediamoci cosa ci fa paura. Chiediamoci perché. E, se vogliamo esplorare qualche zona buia, proviamo a formulare delle risposte. Cominciando a portare, anche solo idealmente, il cuore sopra la testa.

Buona pratica

 

Pubblicato da Sonia Pippinato

Yoga trainer 200RYT

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