Galleggiare.

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Lo stato di leggerezza che procura lo yoga nidra mi ha fatto venire in mente il mare di Favignana, qui qualche estate fa. Sicilia, anche quest’anno arrivo! 😉

C’è un tipo di yoga che consente un rilassamento profondo, una sorta di “sonno dinamico” attuato grazie alla consapevolezza interiore, in cui si ha quasi la sensazione di galleggiare in uno stadio intermedio tra sonno e veglia. È lo yoga nidra e si dice che un’ora di questa pratica equivalga a circa quattro ore di sonno profondo.
Durante lo yoga nidra si oscilla continuamente tra lo stato di veglia (onde Alpha e Beta) e quello di sonno (onde Delta e Tetha) quando la coscienza raggiunge a un livello di consapevolezza più profondo.

Lo yoga nidra deriva dai Tantra e, come tutto lo yoga, ha radici antiche. Ma se un tempo questa tecnica veniva utilizzata per raggiungere uno stato di illuminazione, al giorno d’oggi la si sperimenta principalmente per alleviare i sintomi dello stress. Il vero male dei tempi moderni.

Questa pratica è davvero facile, chiunque può fare nidra. Non serve quasi nulla, se non un tappetino o anche due per un maggiore comfort, un piccolo cuscino per la testa, una coperta. Si pratica sdraiati nella posizione del cadavere – savasana – e si aggiusta la posizione affinché risulti piacevole per 40 / 60 minuti. Ci si copre, che il corpo quando è immobile – anche se fa caldo – tende ad abbassare la propria temperatura corporea. Ci si prepara all’ascolto dell’istruttore. Null’altro.

Lo yoga nidra segue una tecnica sistemica, con qualche piccola variazione che ogni maestro attua. Nel mio recente viaggio in India per esempio, ho potuto sperimentare un metodo di yoga nidra leggermente diverso da quello abituale. Nonostante alcune piccole differenze il suo effetto non è cambiato: alla fine ero letteralmente su un altro pianeta. E il sonno di quella notte è stato più rigenerante del solito. Effetto nidra.

È tuttavia importante che la pratica segua l’ordine dei kosha (i 5 strati che “rivestono” il nostro vero sè, chiamato Atma o Atman ) rilassando uno strato dopo l’altro. Allentando le tensioni del corpo si alleggerisce anche la mente, rilassando la parte del cervello interessata a quella determinata zona corporea.
Quando il cervello è rilassato anche il corpo – tutto il corpo: tessuti, muscoli, grasso, ossa, compresa la cute – è rilassato. La nostra pelle è più distesa e appare subito più luminosa.
Essere rilassati ci mantiene in salute. E giovani. È provato come le tensioni emotive provochino un invecchiamento precoce: la pelle è il (più grande) organo del nostro corpo, che la comunità scientifica attuale non considera solo come tessuto (perfortuna!) bensì come un organo neuroendocrino che interagisce con il resto del corpo. Tutto è sempre uno, nello yoga l’unione è totale.

Non solo. Durante la meditazione, lo yoga nidra e il sonno, il cervello produce delle onde cerebrali più lente, di tipo Delta e Tetha (le onde cerebrali vengono sempre prodotte, ma cambiano in base a quello che stiamo facendo!) che, rispettivamente, sospendono la consapevolezza esterna favorendo l’empatia e, le ultime, agiscono sull’apprendimento e la memoria. Insomma, durante il riposo il cervello e il corpo si rigenerano.

Ecco perché è così importante dormire bene. Meditare. Evitare lo stress che fa produrre il cortisolo, l’ormone che altera il metabolismo e fa invecchiare la pelle in quanto fonte di radicali liberi in eccesso.
La vita non ci risparmia lo stress, le batoste, le prove, il traffico, i problemi dei figli, dei genitori, le grane sul lavoro, la fatica pressante e continua, quella sensazione di correre come un criceto in gabbia. Diciamolo.
ritengo sia ua gran fortuna possedere uno strumento che ci consenta di non farci soverchiare dallo stress. Che poi, tutti questi intoppi sul nostro percorso, forse non sono altro che prove da superare e che proprio grazie a esse il resto – la parte bella – diventa più appagante e generosa. Un cambio di prospettiva e lo stress diventa meno stressante. La fatica e il dolore più sopportabili.

I giapponesi chiamano i momenti di micro sonno “inemuri”, gli spagnoli “siesta”, gli anglossassoni “nap”, noi pennichella. Dategli il nome che volete, fate il pisolino, una lezione di nidra, meditate. Entrate in uno dei tanti Nap Bar che stanno aprendo in giro per il mondo (a quando in Italia??). L’importante è mantenere la natura del nostro corpo senza perdere la sua innata sincronicità: non siamo fatti per rimanere sempre in perenne allerta, il nostro corpo richiede equilibrio.

 

Buona pratica!

Pubblicato da Sonia Pippinato

Yoga trainer 200RYT

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